Giotto
Visione di frate Agostino e del vescovo
Nell'istante che il Santo morì, frate Agostino, "Ministro in terra di lavoro, infermo e prossimo alla fine e avendo già da tempo perso la favella, gridò e disse: "aspettami, Padre, vengo con te" e subito morto seguì il Padre Santo. Vescovo di Assisi inoltre, essendo sul monte di S. Michele Arcangelo vide il beato Francesco che gli desse: "ecco, vado in cielo".
Due visioni sono qui riunite in un solo quadro; tempo e spazio non rivestono qui che un’importanza secondaria.
Un edificio, nella sua struttura architettonica simile a una chiesa, occupa due terzi del riquadro sul lato sinistro. Nell’interno, articolato in tre navate, è posto trasversalmente un letto dal quale si solleva, sorretto da un confratello, Frate Agostino: mani e sguardo sono rivolti in atto di supplica verso l’alto, ma non nel senso dello svolgimento del ciclo, bensì in senso contrario, verso sinistra. Il prolungamento della linea indicata dalle sue mani supplicanti finisce nell’immagine dell’anima di Francesco, nell’alto dell’affresco precedente; i confratelli che lo circondano lo guardano stupiti. L’uno, all’estremità sinistra del quadro, tende le mani verso di lui in muto gesto di interrogazione. Stupore e sorpresa si manifestano anche nell’atteggiamento dei compagni. Un altro frate, in piedi, si appoggia all’estremità destra dell’edificio; la mano con cui copre gli occhi e lo sguardo rivolto verso l’alto, a sinistra, costituiscono il collegamento con l’affresco precedente.
Sulla destra della scena, a lato dell’edificio, è raffigurata una stanza, un Vescovo, in pompa magna, giace sul letto. Volto e atteggiamento indicano che una visione gli è apparsa in sogno; egli pure è rappresentato rivolto verso sinistra.
Preziosi arazzi e tappeti decorano riccamente la camera da letto del Vescovo. Sopra la stanza spunta una piccola mansarda.
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